Avv. Eugenio Diffidenti, Responsabile Ufficio Legale Nazionale MDC

La concessione della manutenzione e gestione delle autostrade comporta l’affidamento di un bene pubblico appartenente al demanio statale ad un privato per il necessario perseguimento dell’interesse pubblico. L’interesse pubblico, nel caso di specie, è quello di procedere alla gestione ed alla manutenzione del bene demaniale, assicurandone la destinazione d’uso pubblica a spese del privato concessionario con corrispondente risparmio per le casse dello Stato, che in genere gestisce tali servizi in deficit.

In questo ambito non vigono le regole del libero mercato, c’è un regime di sostanziale monopolio, non ci sono più autostrade parallele che l’utente può scegliere con differenti tariffe in concorrenza e la scelta della viabilità ordinaria, per le lunghe tratte, è improponibile. Nel caso delle autostrade lo strumento concessorio regola anche i prezzi dei pedaggi ed i loro incrementi. La riscossione dei pedaggi deve coprire le spese di gestione e di manutenzione e gli oneri concessori del bene demaniale, assicurando un margine di remunerazione concordato al concessionario privato. La revoca della concessione può intervenire se cessa l’interesse pubblico che è lo scopo della concessione, la tutela della posizione del concessionario si atteggia come un interesse legittimo e sussiste come riflesso della permanenza dell’interesse pubblico alla conservazione della concessione.

Ma, alla luce dei fatti più o meno recenti di cronaca, appare lecito domandarsi se tale scopo pubblico continui a sussistere, allorquado la manutenzione non venga correttamente assicurata dal privato ed i costi di gestione ed i margini di guadagno del concessionario lievitino facendo innalzare i costi dei pedaggi autostradali in modo tale da frenare la mobilità ed aumentare in maniera considerevole i prezzi dei beni di consumo trasportati su gomma.

Permarrebbe per alcuni il risparmio per le casse dello Stato, sempre che si voglia continuare a giudicare lo Stato incapace di gestire e manutenere beni pubblici di interesse strategico nazionale, come le autostrade, adottando criteri di economicità (criterio al quale normalmente deve essere indirizzata l’attività statale), perché nella normalità la gestione statale, a parità di entrate costituite dai pedaggi ed al netto degli oneri concessori, dovrebbe comportare un risparmio consistente nell’assenza del margine di guadagno del concessionario. Ma soprattutto appare legittimo domandarsi quali siano i costi sociali che lo Stato deve sopportare in presenza di pedaggi sempre crescenti, perequati a spese di gestione sopradimensionate ed a margini di profitto in costante aumento, in corrispondente assenza della necessaria manutenzione. Il risparmio derivante dalla mancanza della spesa a bilancio della gestione e manutenzione diretta dello Stato, riesce a coprire tali costi sociali? Io avanzo dei seri dubbi in merito.


Sull’autore

L’Avv. Eugenio Diffidenti è Responsabile della Sede CNMA di Portici, Mediatore civile e commerciale, nonché Responsabile dell’Ufficio Legale Nazionale MDC.

Laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli, iscritto all’Albo degli Avvocati di Napoli, Patrocinante in Cassazione e dinanzi alle Giurisdizioni Superiori.

È specializzato nel settore del diritto dei consumatori, materia in cui è conciliatore Telecom.

Dall’anno 2000 collabora con il Movimento Difesa del Cittadino presso cui attualmente riveste la funzione di Coordinatore Regionale per la Campania e di responsabile dell’Ufficio Legale Nazionale.

È coordinatore locale dello Sportello del Gratuito Patrocinio nell’ambito del progetto “La Giustizia per Tutti” (Convenzione tra il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli ed il Comune di San Giorgio a Cremano) nell’ambito del quale organizza e tiene personalmente, dal 2008, cicli di eventi formativi per Avvocati accreditati presso il Consiglio dell’Ordine.