«Non è più tollerabile che sfide più o meno pericolose continuino ad impazzare sui social network senza alcun freno mettendo a rischio la sicurezza dei più piccoli spingendoli persino al suicidio». Questa la denuncia di Francesco Luongo Avvocato e Presidente del Movimento Difesa del Cittadino, già componente del Safer Internet Center Italia ed attiva dal 2017 anche contro il fenomeno del contrasto ai cosiddetti “challenge” .

L’associazione di consumatori  dopo il suicidio di un ragazzo di 11 anni avvenuto a Napoli, si sospetta istigato via social,  ricorda come già da alcuni anni circolano tra i più giovani le “sfide” più diverse dal Daredevil Selfie, che induce a fotografarsi in situazioni pericolose ed estreme, allo Skullbreaker che causa violente cadute ai malcapitati, al più noto e pericolosissimo Blue Whale Challenge, che invita all’autolesionismo attraverso 49 tappe fino all’ultima, la cinquantesima, che prevede il suicidio con l’ultima prova: “trova l’edificio più alto e salta”.

Un incubo che spesso comincia per scherzo su Smartphone e PC, e che può trasformarsi nella cronaca di una tragedia con i piccoli coinvolti che pubblicano sui propri profili le azioni svolte giorno per giorno, fino alla tappa finale.

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (2015) il suicidio e la morte accidentale da autolesionismo erano la terza causa di mortalità degli adolescenti nel 2015, con una stima di 67.000 morti

Lo schema di condizionamento dei ragazzi vittime di questo cyberbullismo estremo è sempre lo stesso, sottolinea Francesco Luongo, ed è stato individuato per la prima volta nel 2016 nell’Europa dell’est attraverso la piattaforma VK (equivalente russo di Facebook), estendendosi poi ai social più diffusi come Istagram e TikTok con le vittime adescate da uno o più malintenzionati che fanno da “curatore”, ovvero “colui che detta le regole”, e indotte ad accettare di partecipare a quello che sembra solo un gioco, ma che poi attraverso manipolazioni, ricatti nel caso del “Sexting” , minacce (anche verso i familiari) e abusi psicologici può portare all’autolesionismo.

MDC ricorda le ultime piaghe in ordine di tempo:  i Momo challenge e le sfide proposte da Jonathan Galindo, personaggi immaginari raffigurati con maschere inquietanti con i loro messaggi virali inviati da irresponsabili e cyber criminali, spesso neppure italiani.

Agghiacciante il messaggio lasciato dai genitori dall’ultima povera vittima di questa piaga ai «Mamma, papà vi amo. Ora devo seguire l’uomo col cappuccio nero. Non ho più tempo. Perdonatemi» che sta inducendo gli inquirenti a sospettare si tratti proprio di un caso di cyberbullismo estremo con l’istigazione al suicidio.

Difendersi è possibile, ricorda il Presidente Luongo, secondo cui la prima cosa è non banalizzare questi temi e chiarire ai propri figli che, come genitori se ne è ben a conoscenza e che non appena arrivino messaggi del genere non bisogna assecondare il mittente, ma non rispondere e parlarne per denunciare subito la cosa alla Polizia Postale, allertando anche gli insegnanti.

Molta attenzione va fatta inoltre sullo stato d’animo dei ragazzi che, minacciati on line di ritorsioni, potrebbero tacere la situazione ed allertarsi altrettanto immediatamente se si notano strane ferite sul corpo.

Infine è opportuno che la scuola, sin dalle elementari, dia ai più piccoli le prime nozioni di sicurezza nel web e su come difendersi da malintenzionati durante la navigazione in internet.

Il Movimento Difesa del Cittadino continuerà a monitorare il fenomeno denunciando gli abusi on line alle autorità ed a porsi con i propri sportelli Consumer Angels a disposizione di tutti i cittadini e dei genitori che volessero approfondire l’argomento o avere informazioni, anche attraverso il Vademecum pubblicato nell’ambito del progetto Safer Internet, in collaborazione con il MIUR.

Vademecum